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Biometano agricolo: innovazioni dal campo agli impianti

Speciale inserto Informatore Agrario n. 19 del 23 Maggio 2024

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Cascina Bella punta tutto sulla barbabietola da energia

Innovazione, ricerca e sostenibilità, agricoltura e transizione energetica caratterizzano l’azienda agricola Cascina Bella situata nella pianura dell’Oltrepò Pavese, a Bressana Bottarone (Pavia), che ha ospitato di recente l’evento Energy Beet di Sesvanderhave. «La barbabietola da zucchero, oltre che spinta dall’aiuto all’accoppiato Pac 2023-2027, è una coltura storica della zona: ci sono terreni adatti», spiega la titolare Federica Galleano. In questi campi il padre Andrea ha coltivato pioppi per vent’anni, poi nel 2010 la svolta che ha portato alla cerealicoltura: 200 ha complessivi di mais, orzo e triticale. Tutto il raccolto, oggi, va all’impianto di biogas da 999 kW costruito nel 2012, che produce 8,6 milioni annui di kWh elettrici e viene alimentato con 18.000 t di silomais. Dall’anno scorso è stata introdotta la coltivazione della barbabietola a uso energetico.

Barbabietola energetica: scelta vincente

«La scelta di diversificare le superfici con una coltura come la barbabietola è stata vincente: il terreno ha bisogno di rotazione e noi – racconta Federica – abbiamo coltivato per dieci anni di fila esclusivamente mais e triticale. I risultati ottenuti sui primi 12 ha di barbabietola seminati nella primavera 2023 sono stati più che soddisfacenti, con rese simili a quelle del mais. Il percorso sperimentale è poi continuato in agosto su 18 ha circa: distribuzione del digestato in localizzazione, lavorazione in strip-till e semina». Da qui la decisione di raddoppiare gli ettari a barbabietola nel piano colturale 2024, inserendo 24 ha di primaverile più 40 ha di estiva con un impianto di microirrigazione a goccia ad alto risparmio idrico.

Potenziale metanigeno a confronto

«L’uso della sola radice di barbabietola a fini energetici è equivalente a quello del mais, ma ora occorre sfruttare anche le foglie e i colletti» continua Federica. Pronta la replica di Massimo Zaghi, responsabile commerciale Sesvanderhave Italia: «È un patrimonio che va valorizzato: si calcolano mediamente 45 m³/tonnellata di potenziale metanigeno. Inoltre la macchina per raccogliere la parte aerea adesso c’è».

Più benefici ambientali

È l’era della barbabietola tutto l’anno: naturalmente sostenibile, con bassi input, resiliente e capace di fissare il carbonio. «Questa nuova tecnica fornisce servizi ecosistemici a riprova del fatto che l’agricoltore è in grado di combattere il cambiamento climatico catturando il carbonio dall’aria per restituirlo al terreno attraverso le piante. In questo modo migliorano le caratteristiche del suolo come anche la biodiversità, aumentano le rese utilizzando meno fattori produttivi: si ottimizza così la perdita di nitrati in falda, facendo in modo che i nitrati se li prenda la pianta, che così rende di più» chiarisce il professor Marco Acutis del Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano che sta mettendo a punto modelli di simulazione capaci di ottimizzare i sistemi colturali: software che dettano la strada da seguire (il periodo di semina, la quantità di carbonio immagazzinata nel suolo, la resa produttiva), con linee guida che consentono di migliorare tutti gli aspetti dell’agrosistema. L’Europa punta a incrementare il carbonio nei suoli, a riconoscere un valore alle aziende agricole più virtuose; ma è possibile calcolare i crediti di carbonio? «Serve un sistema di verifica del sequestro di carbonio anche se i protocolli di certificazione ci sono già (Verra è il principale carbon standard globale). Grazie al modello studiato dall’Università di Milano e con le analisi del terreno alla mano – sottolinea Acutis – siamo in grado di misurare i crediti di carbonio maturati in 5 anni». Come può l’azienda agricola accedere al mercato dei crediti di carbonio? «Basta seguire passo passo ciò che indica il modello. L’agricoltura rigenerativa porta ai crediti di carbonio, a partire dalle minime lavorazioni (che migliorano la fisica e chimica del terreno) fino al sapiente utilizzo del digestato (quanto e quando spanderlo). Il percorso dettato da Beet365 è un’opzione in più davvero interessante che offre buone rese, terreno coperto tutto l’anno, costi di produzione più bassi, tanta biomassa accompagnata a un pacchetto di riduzione dell’impatto ambientale»

Sostenibilità a 360°

«Le nuove tecnologie – dice Bruno Agazzani, direttore della Fondazione Negrini – possono garantire un percorso reddituale e di sostenibilità, sfruttando soluzioni quali la minima lavorazione e l’uso del digestato in strip-till tali da assicurare all’agricoltore non solo una resa maggiore, ma anche gli incentivi previsti dalle misure agroambientali del Psr. E quando aumentano i lombrichi nel terreno significa che lo si è lavorato bene». La ricetta sostenibile è data dall’uso intelligente del digestato che va dosato per unità di azoto, fosforo e potassio. Se localizzato correttamente in profondità e lungo la fila consente di ottenere gli stessi risultati del concime di sintesi, se non addirittura migliori.
L’innovazione passa per la semina estiva L’epoca di semina primaverile sta riscontrando forti limiti a causa del clima e dell’innalzamento delle temperature: bisogna evitare di
far vivere la pianta a 30 °C, tali condizioni precludono peraltro la crescita abbondante della parte verde. Con la semina estiva e la raccolta nella primavera successiva la barbabietola cresce meglio sviluppando anche un ricco apparato fogliare.

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